martedì 9 febbraio 2016

SPAGNA, ANDALUSIA




La prima cosa che succede appena il carrello tocca il suolo iberico è una strombettata spacca-timpani: la compagnia Ryanair accoglie i turisti con questo jingle festoso e tutti applaudono.
Dal novembre Friulano a quello Sevillano c'è un piacevole stacco di 15 gradi, giacche e maglioni prendono il volo in un batter d'occhio. L'aeroporto è piccolo e in un attimo siamo fuori, a cercare un Taxi che ci porti velocemente alla meta: la Torre del Oro. Un'ansa del Rio Guadalquivir divide il quartiere Triana dal San Bernardo, il nostro albergo è lì. Dal Paseo de las Delicias inizia il nostro girovagare (e come sempre ci lasciamo portare dal caso).
La Catedral de Sevilla si presenta imponente, con i venditori di caldarroste in maglietta estiva. Nelle vicinanze troviamo i chioschi stabili del mercato e quelli in allestimento per le feste di Natale. 

Percorrendo le calli della città vecchia, ombreggiate da altissimi teli bianchi, si ammirano manufatti in ceramica, tessuti di broccato e mantillas, laboratori di dolciumi, bar che vendono tapas fino alle quattro pomeridiane e poi riaprono a tarda sera e ancora, a sorpresa, deliziosi giardini di aranci, sempre nascosti dalle preziose inferriate. 
 Le case di mattoni rossicci sono in genere a tre-quattro piani, mi colpiscono le balconate di chiuse da antiche verande in legno e oscurate da grossi tendaggi di canapa.
Manca solo una Carmen vestita di rosso. Olè! 



Tornando verso il centro decidiamo di salire anche i gradini della Giralda, la torre campanaria della cattedrale, e da lì godiamo un anticipo sui posti che visiteremo: il Barrio de Santa Cruz, il favoloso Alcázar costruito dagli Arabi, la Plaza de España,
la Plaza de Toros,
il monumento a Colombo
e la pittoresca Calle San Fernando - brulicante di vita e di piste ciclabili - vicino all'Università ex Real Fabrica de Tabacos...  E poi bam!


Assolutamente inaspettato, per chi non lo conosce, è il Metropol Parasol di Siviglia. 


Un enorme waffeln di legno sospeso al centro della plaza de la Encarnación che ospita ogni tipo di evento. Salendo di sopra: il belvedere con il percorso panoramico. La vista sulla città è davvero fantastica e anche a Novembre il sole è accecante!
Okay adesso ritmo lento, ma gambe veloci, perché dobbiamo vedere tante altre cose. 


Partiamo per Granada il giorno dopo, cielo grigio, pazienza. Dall'autostrada si ammira una campagna di ulivi curati al millesimo, (altro che siesta!)
Tra le varie piccole cittadine che incontriamo decidiamo di fare una breve tappa per visitare la bellissima Antequera e il suo Castello Arabo (Alcazaba).

Prima di partire faccio conoscenza con un drago a sette teste che solo a vederlo toglie ogni magagna
Poi la monumentale Granada, fondata dai Romani ci accoglie ai piedi della Sierra Nevada. 

Prendiamo possesso di una bella camera in un albergo in Calle Navas, siamo in pieno centro e le campane della Cattedrale suonano per l'appunto "Granada"... Ma lasciamo subito la stanza alla volta delle colline intorno alla città...
Là ci aspettano il quartiere moresco di Albacin, la fortezza araba l'Alhambra e i giardini del Generalife.
In un improbabile spagnolo (più somigliante al veneziano ma con molte "h" aspirate) chiedo a una signora le istruzioni per fare il biglietto dell'autobus, visto che è cominciato a piovere bene e la strada per l'Alhambra è lunga e tutta in salita...
Mi doto di un ombrello e sfido il maltempo. Anche una bella squadra di bambini si ripara dalle gocce e fa una pausa chiassosa mangiando merendine.
Poi finalmente ci accoglie la magia dei palazzi arabi e lo spettacolo dei pizzi di marmo è abbagliante.


 






Rientriamo in città completamente fradici di pioggia. Ci aspetta una doccia calda. Ma anche piatti tipici come il migas, il remojón, le fave con jamón e il gazpacho


Il giorno dopo partiamo alla volta di Malaga, Marbella e delle colonne d'Ercole, rischiarati da un sole sfavillante.

Marbella è la "Rimini" andalusa! Ville e palazzi moderni, giardini curati, negozi grandi firme...  
Facciamo un giro intorno alla città vecchia e una sosta in Plaza de los Naranjos. Ci fermiamo a mangiare in un ristorante dedicato ai Toreri che è letteralmente tappezzato di autografi di personaggi famosi provenienti da tutto il mondo.
(El Paseo Maritimo)


Per vedere Ercole tra le sue colonne dovremmo andare a Ceuta, dall'altra parte dello stretto, ma la traversata non è nei nostri programmi per cui sorpassiamo il territorio anglosassone di Gibilterra, piuttosto anonimo e delimitato da lunghe recinzioni militari. L'unica cosa degna di nota sono le modeste case degli abitanti, tutte ricoperte da mosaici-fai-da-te. 


Arrivare a Tarifa è molto più entusiasmante: da qui l'Africa si vede benissimo e la cittadina è un vero gioiello. Siamo perfino attratti da una Messa cantata in spagnolo e ci addentriamo ad ascoltare. 
Proseguendo alla volta di Cadice percorriamo strade che sembrano  montagne russe e incontriamo candidi paesini arroccati sulle colline, nonché la famosissima sagoma del Toro Andaluso!


Cadice e l'ammiraglio Colombo ci danno il benvenuto con un cielo blu lapislazzuli. 




Organizziamo l'ultimo giorno della nostra vacanza andalusa.  
Una visita alla città e ai bastioni lungo il mare ci fanno sognare il secondo viaggio di Colombo.  
Il primo carico di cioccolato verso l'Europa e tutti i movimenti materiali avvenivano attraverso il porto di Cadice, quindi: come privarci di una degustazione? Scegliamo un bel posto nella piazza della Cattedrale. E qui salutiamo con un grande Olè questa bella terra che ci ha regalato giorni indimenticabili. 


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